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Il demonio in Vaticano. I Legionari di Cristo e il “Caso Maciel”.

 

 

 

Da don Giulio Maria Scozzaro riceviamo e pubblichiamo (26 luglio 2014 – alle 11:03 pm)

 

 

FRANCA GIANSOLDATI, Il demonio in Vaticano. I Legionari di Cristo e il caso Maciel, Piemme, Milano 2014, p. 222, € 15,50

 

 

Recensione di Gianandrea de Antonellis

È possibile fondare una fiorentissima Congregazione religiosa e rimanere nel più totale anonimato, tanto da poter condurre una doppia vita?

È possibile frequentare con assiduità le stanze vaticane, divenire intimo consigliere di un Papa e nel contempo mantenere e frequentare ben due “mogli” e rispettive famiglie?

È possibile essere stato sotto inchiesta per mezzo secolo riuscendo ad insabbiare ogni procedimento?

È possibile morire in fama di santità (presso i sacerdoti della sua congregazione) e nel contempo essere assistito sul letto di morte da una delle due mogli e da una figlia, con il consenso (ed il complice silenzio) dei collaboratori che lo assistevano?

Tutto questo, per contraddittorio che possa sembrare, è davvero accaduto, e alla stessa persona: il protagonista è Padre Marcial Maciel Degollado, carismatico fondatore della Legione di Cristo.

Pervertito e marcio fino al midollo, omosessuale e pedofilo, corruttore di professione e abilissimo simulatore, costui si è accreditato presso il Vaticano e i gruppi conservatori americani ed europei ponendosi come fiero oppositore della teologia della liberazione.

In tal modo, riuscendo a superare le accuse di omosessualità, libertinaggio e pedofilia che immediatamente lo colpirono (da giovane fu espulso da ben due seminari, uno messicano e l’altro statunitense, caso gravissimo), affermando che provenivano da calunnie dei suoi avversari gesuiti, fondò una propria Congregazione, di cui era padre-padrone assoluto come dei giovani seminaristi di cui abusava continuamente.

In pochi decenni, carpita la fiducia di Wojtyla, per il cui viaggio in Messico (1979) si prodigò, trasformandolo in un grandioso successo mediatico nonostante il boicottaggio del locale governo anticlericale, superò ogni avversità, creando un vero e proprio impero ed affermando la sua “Legione” come una nuova “Opus Dei”, dichiaratamente di Destra.

Con l’ascesa al trono pontificio di Benedetto XVI, se non la scomunica che meritava (che gli fu evitata per non danneggiare l’intera Legione), questo “prete”, che non fu mai visto celebrare Messa né indossare una tonaca, fu obbligato a ritirarsi in preghiera. Naturalmente, si guardò bene dal farlo, continuando a vivere come era vissuto, con le sue due famiglie (una in Messico ed una in Spagna); infine, sul letto di morte, senza dare mai alcun segno di pentimento, non chiese di confessarsi, ma -rimbecillimento senile? disprezzo totale dei sacramenti?- chiese solo di avere un gelato, peraltro provocandosi, più o meno consciamente, uno shock anafilattico che ne affrettò il decesso.

Poco male, ma rimane il fatto che i suoi stretti collaboratori erano perfettamente a conoscenza della sua doppia (o tripla) vita, probabilmente condividendone i vizi e sicuramente coprendosi reciprocamente tramite il segreto della Confessione (unico Sacramento, se non rispettato, continuamente utilizzato a fini personali).

Il saggio di Franca Giansoldati ripercorre le tappe della menzognera vita di Padre Marcial Maciel, corrotto fino all’eccesso eppure capace di sfuggire alla maglie della giustizia terrena, grazie ad una fitta rete di complicità, una costante simulazione ed una ipocrisia che ha del demoniaco.

Demoniaco sì, ma -riporta l’autrice- non direttamente preda del demonio, perché, secondo alcuni prelati, il demonio non si servirebbe degli uomini per compiere opere di bene, quali i numerosi Istituti di formazione che questa Congregazione ha fatto sorgere.

C’è da chiedersi, però, se il vergognoso discredito gettato sulla Chiesa, la totale squalificazione che, soprattutto in America Latina, ha coinvolto i cattolici che si oppongono alla teologia della liberazione, e infine la formazione di prelati (l’élite della Legione) abituati a mentire ed a corrompere, possa essere davvero considerato un “frutto buono da un albero cattivo” o, più oggettivamente, un “frutto velenoso da un albero marcio”.

Ora, morto il Fondatore, costretti i seguaci a rinunciare al suo culto, se esiste sicuramente una maggioranza di Legionari (soprattutto nei ranghi bassi) in buona fede, esiste altrettanto sicuramente una minoranza, assai potente e pericolosa, di ex collaboratori che -rimanendo o meno nella Legione- continuano il lavoro tanto bene imparato dal loro “padre” (così si faceva chiamare, imitando San Josemaría Escrivà de Balaguer), che non è quello di salvare le anime, bensì di approfittare della propria condizione sacerdotale per continuare i propri loschi traffici.