Monthly Archives: Agosto 2018

Poesia (riceviamo e pubblichiamo).

 

Questa è la storia de nbranco de bujardi
riunitisi tra loro pe ‘ngannà l’amici
co le filastrocche de’ guadagni stratosferici
e barzellette da pori giostrari.
Figuramose – poi, che arcuni de ‘sti tizi
per cercà de svortà la giornata, arrivoron pure
a raccontà de certi sordi da dové dà ar medico corrotto
è chiaro de straforo, p’operà ‘na fija ammalata: vatte a fidà!
Purtroppo pe ‘sta gente, ce sò li scritti e le registrazioni anche d’artro
e mo, cari compagni de merenne, ce faremo tutti ‘na bella risatella
p’apparì poi ar cospetto prima der giudice tereno
pe vedé chi davero è l’infame carogna su ‘sta strada.

(anonimo)

I 7 vizi capitali!

 

 

 

 

 

 

 

Superbia: (radicata convinzione della propria superiorità, reale o presunta, che si traduce in atteggiamento di altezzoso distacco o anche di ostentato disprezzo verso gli altri, e di disprezzo di norme, leggi, rispetto altrui);

avarizia: più precisamente l’etimologia latina “avaritia”, anziché l’avarizia nella sua accezione moderna; (cupidigia, avidità, costante senso di insoddisfazione per ciò che si ha già e bisogno sfrenato di ottenere sempre di più);

lussuria: (incontrollata sensualità, irrefrenabile desiderio del piacere sessuale fine a sé stesso, concupiscenza, carnalità, eccessivo attaccamento ai beni terreni ed eccessiva renitenza nel separarsi da essi);

invidia: (tristezza per il bene altrui percepito come male proprio);

gola: (meglio conosciuta come ingordigia, abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola, perdita totale del senso della misura e quindi della capacità di provare piacere reale per ciò che si sta gustando);

ira: (alterazione dello stato emotivo, che manifesta in modo violento un’avversione profonda e vendicativa verso qualcosa o qualcuno);

accidia: (torpore malinconico, inerzia nel vivere e nel compiere opere di bene, pigrizia, indolenza, infingardaggine, svogliatezza, abulia).

 

 

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Come vincere le tristi conseguenze d’un mondo ormai confuso dall’ambizione e dalla carenza di Puro Amore? Proviamo a recitare questa strofa, mai dimenticando che la causa d’ogni male ha un solo nome!

 

 

Non sono più me stesso, poiché son solo un servo!
Non sono più me stesso, poiché son solo un servo!
Non sono più me stesso, poiché son solo un servo!
Non sono più me stesso, poiché son solo un servo!
Non sono più me stesso, poiché son solo un servo!
Non sono più me stesso, poiché son solo un servo!
Non sono più me stesso, poiché son solo un servo!
Non sono più me stesso, poiché son solo un servo!
Non sono più me stesso, poiché son solo un servo!
Non sono più me stesso, poiché son solo un servo.

 

Franco Gabrielli: un uomo per Bene!

 

 

Papa Francesco (Esortazione).

 

 

E’ Bene non far male, ma è male non fare il Bene!

 

Separano la bimba dalla madre, la poliziotta la allatta per calmarla: la foto diventa virale. (MTT,Yahoo Notizie 9 ore fa). 

La Preghiera dei Carcerati (Ferragosto 2018)

 

 

Affinché agli Innocenti Sia Resa Giustizia e nei colpevoli Sopraggiunga la Pace di Gesù!

 

 

 

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Signor mio, pur Festeggiando la Dolce Mamma Tua, oggi mi sento triste e angosciato.

Aiutami a ritrovare Fiducia nella Vita e nella società.

Aiutami a non odiare il giudice e chi mi ha condannato oltre misura.

Ho violato la legge, è vero, ma molti più colpevoli di me occupano posti importanti nel mondo del lavoro e vengono ossequiati.

Perché soltanto alcuni devono pagare e altri no? E mi riferisco soprattutto a tanti che stanno in carcere e sono Innocenti in attesa di giudizio.

La legge umana somiglia così poco alla Tua.

Sorreggi il mio desiderio di Libertà e la mia voglia di Vivere insieme alla mia Famiglia, da Creatura finalmente Libera.

Ti Chiedo Perdono per il male che ho commesso e per il discredito che è caduto su di essa.

Ti Supplico di Impedirmi di farmi coinvolgere dai capi-rivolta del carcere e di non peggiorare rispetto a quando vi sono entrato.

Il carcere non rieduca, non recupera: il più delle volte abbrutisce e degrada.

Tu non Puoi Farci niente? Il cappellano del carcere è una brava persona e Ti Rappresenta molto Bene.

Grazie anche per lui.

Ascolta tutti i carcerati che – dal fondo del loro dolore, gridano a Te.

Te Ne Prego.

E Così Sia.

(da: MadonnaMiracolosa.blogspot.com)

Poesia (riceviamo e pubblichiamo).

 

Il Mio papà è un cattivo soggetto,

poiché spesso mi prende di petto.

Lui non sa che, invece di fare il baccalà,

ci Sei Tu ad Attenderlo al Cospetto.

Non ci vuole un gran lavorone,

per essere Graditi al Signore,

ma solo un Sano Timore,

Tu Che Sei il mio Padrone.

Tu Invisibile Custode,

Accogli Sempre la mia Lode.

Gloria e Onore a Te, mio Salvatore,

Unica e Vera Voce nel mio Cuore.

Mantieni Sempre la Tua Offerta,

Che non E’ Quella di Rendermi perfetta,

ma di Vegliarmi nelle ore buie,

quando sono troppo dure.

Lode e Onore a Te, Inviolata Creatura,

Perfezione della Natura.

Nelle cadute ho temuto la Tua Assenza,

mentre Scopro il Motivo della Tua Essenza.

Quante tempeste Abbiamo Attraversato,

ma la Tua Mano mi Hai Sempre Donato.

Lode e Onore a Te, Spirito d’Amore,

l’Universo S’Inchina al Tuo Bagliore.

Sole, Luna, Pioggia, Vento,

Obbediscono senza ripensamento.

Signore Gesù, che possa vedere il Tuo Sorriso,

presto, presto in Paradiso!

Ferragosto 2018 (2025) A.D..

 

 

Augurando un Buon Ferragosto – Festa dell’Assunzione al Cielo della Beata Vergine Maria, auspichiamo di procedere – tutti insieme e al Servizio del Signore Gesù, Verso la Costruzione d’un Mondo Migliore, Tutelando i Fanciulli, gli Anziani e i più Deboli, mai dimenticando – però, con gli Ammalati e i Carcerati, le Vittime dei soprusi e degli errori umani, poiché sono anche Questi i Martiri di oggi, Frutto di una società assediata ancora dal maligno.

S’Invitano i Cuori in ascolto a voler visitare quotidianamente il sito www.anadimionlus.it, esortando chiunque all’attenta lettura del Santo Vangelo del Giorno, diffondendoLo tra le genti di Buona Volontà, affinché alcuno rimanga privo della Salvifica Parola.

Un Sincero Abbraccio, in Cristo.

La Bella Imperia – Country House d’Eccellenza (www.labellaimperia.com).

Nel cuore dell’Umbria, nel Comune di San Venanzo (Terni) – nella frazione di Ripalvella, Voc. Pian della Fonte nr. 73, circondata da dolci colline – in un’atmosfera di grande suggestività, si adagia l’antico casale di fine ‘800 “Bella Imperia”.

In questo luogo, i profumi della campagna umbra si uniscono in un gioco olfattivo che stimola i sensi e sussurra all’Anima, conquistando i suoi ospiti con un sentimento schietto ed autentico, intessuto di quella rara intimità che ha il sapore, vero, di “Casa”.

E’ il luogo ideale dove fermarsi per scoprire i sapori e l’arte umbra, dove lo sguardo si perde all’orizzonte, dove tutte le sfumature di colore della campagna si fondono con il blu intenso del cielo, insieme al confort in stile Shabby, si ha l’occasione di svelare il proprio “paesaggio interiore”.

Struttura raccomandata agli appartenenti alle categorie svantaggiate – nonché ai loro Familiari, poiché in linea con la normativa sulla eliminazione obbligatoria delle barriere architettoniche.

Rockefeller si fa l’Arca di Noè. Cosa ci nasconde? Maurizio Blondet – 06/12/2007 –(www.disinformazione.it)

 

 

 

I lavori per lo scavo nel granito della Doomsday Seed Vault

 

 

 

Nella gelida isola di Spitsbergen, desolato arcipelago delle Svalbard (mare di Barents, un migliaio di chilometri dal Polo) è in via di febbrile completamento la superbanca delle sementi, destinata a contenere i semi di tre milioni di varietà di piante di tutto il mondo.

Una «banca» scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba con sensori rivelatori di movimento, speciali bocche di aerazione, muraglie di cemento armato spesse un metro.

La fortificazione sorge presso il minuscolo agglomerato di Longyearbyen, dove ogni estraneo che arrivi è subito notato; del resto, l’isola è quasi deserta.

Essa servirà, fa sapere il governo norvegese titolare dell’arcipelago, a «conservare per il futuro la biodiversità agricola».

Per la pubblicità, è «l’arca dell’Apocalisse» prossima ventura.

Il fatto è che il finanziatore principale di questa arca delle sementi è la Fondazione Rockefeller, insieme a Monsanto e Syngenta (i due colossi del geneticamente modificato), la Pioneer Hi-Bred che studia OGM per la multinazionale chimica DuPont; gruppo interessante a cui s’è recentemente unito Bill Gates, l’uomo più ricco della storia universale, attraverso la sua fondazione caritativa Bill & Melinda Gates Foundation.

Questa dà al progetto 30 milioni di dollari l’anno.

Ce ne informa l’ottimo William Engdahl (1) che ragiona: quella gente non butta soldi in pure utopie umanitarie.

Che futuro si aspettano per creare una banca di sementi del genere? Di banche di sementi ne esistono almeno un migliaio in giro per le università del mondo: che futuro avranno? La Rockefeller Foundation, ci ricorda Engdahl, è la stessa che negli anni ’70 finanziò con 100 milioni di dollari di allora la prima idea di «rivoluzione agricola genetica».

Fu un grande lavoro che cominciò con la creazione dell’Agricolture Development Council (emanazione della Rockefeller Foundation), e poi dell’International Rice Research Institute (IRRI) nelle Filippine (cui partecipò la Fondazione Ford ).

Nel 1991 questo centro di studi sul riso si coniugò con il messicano (ma sempre dei Rockefeller) International Maize and Wheat Improvement Center, poi con un centro analogo per l’agricoltura tropicale (IITA, sede in Nigeria, dollari Rockefeller).

Questi infine formarono il CGIAR, Consultative Group on International Agricolture Research.

In varie riunioni internazionali di esperti e politici tenuti nel centro conferenze della Rockefeller Foundation a Bellagio, il CGIAR fece in modo di attrarre nel suo gioco la FAO (l’ente ONU per cibo e agricoltura), la Banca Mondiale (allora capeggiata da Robert McNamara) e lo UN Development Program.

La CGIAR invitò, ospitò e istruì generazioni di scienziati agricoli, specie del Terzo Mondo, sulle meraviglie del moderno agribusiness e sulla nascente industria dei semi geneticamente modificati.

Questi portarono il verbo nei loro Paesi, costituendo una rete di influenza straordinaria per la penetrazione dell’agribusiness Monsanto.

«Con un oculato effetto-leva dei fondi inizialmente investiti», scrive Engdahl, «negli anni ’70 la Rockefeller Foundation si mise nella posizione di plasmare la politica agricola mondiale. E l’ha plasmata».

Tutto nel nome della scientificità umanitaria  («la fame nel mondo») e di una nuova agricoltura adatta al mercato libero globale.

 

 

Il progetto di scavo della banca

 

 

 

La genetica è una vecchia fissa dei Rockefeller: fino dagli anni ’30, quando si chiamava «eugenetica», ed era studiata molto nei laboratori tedeschi come ricerca sulla purezza razziale.

La Rockefeller Foundation finanziò generosamente quegli scienziati, molti dei quali dopo la caduta di Hitler furono portati in USA dove continuarono a studiare e sperimentare.

La mappatura del gene, la sequenza del genoma umano, l’ingegneria genetica da cui Pannella e i suoi coristi si aspettano mirabolanti cure per i mali dell’uomo – insieme agli OGM brevettati da Monsanto, Syngenta ed altri giganti – sono  i risultati di quelle ricerche ed esperimenti.

Nel 1946, del resto, Nelson Rockefeller lanciò la parola d’ordine propagandistica «Rivoluzione Verde» dal Messico, un viaggio nel quale lo accompagnava Henry Wallace, che era stato ministro dell’Agricoltura sotto Roosevelt, e si preparava a fondare la già citata Pioneer Hi-Bred Seed Company.

Norman Borlaug, l’agro-scienziato acclamato padre della Rivoluzione Verde con un Nobel per la pace, lavorava per i Rockefeller.

Lo scopo proclamato: vincere la fame del mondo, in India, in Messico.

Ma davvero Rockefeller spende soldi per l’umanità sofferente? La chiave è nella frase che Henry Kissinger pronunciò negli anni ’70, mentre nasceva la CGIAR : «Chi controlla il petrolio controlla il Paese; chi controlla il cibo, controlla la popolazione».

Il petrolio, i Rockefeller lo controllavano già con la Standard Oil,

guida del cartello petrolifero mondiale.

Oggi sappiamo che Rivoluzione Verde era il sinonimo pubblicitario per OGM, e il suo vero esito è stato quello di sottrarre la produzione agricola familiare ed assoggettare i contadini, specie del Terzo Mondo, agli interessi di tre o quattro colossi dell’agribusiness euro-americano.

In pratica, ciò avvenne attraverso la raccomandazione e diffusione di nuovi «ibridi-miracolo» che davano raccolti «favolosi», preparati nei laboratori dei giganti multinazionali.

I semi ibridi hanno un carattere commercialmente interessante per il business: non si riproducono o si riproducono poco, obbligando i contadini a comprare ogni anno nuove sementi, anziché usare (come fatto da millenni) parte del loro raccolto per la nuova semina.

Quei semi erano stati brevettati, e costavano parecchio.

Sono praticamente un monopolio della Dekalb (Monsanto) e della Pioneer Hi-Bred (DuPont), le stesse aziende all’avanguardia negli OGM.

La relativa autosufficienza e sostenibilità auto-alimentantesi dell’agricoltura tradizionale era finita.

Ai semi ibridi seguirono le «necessarie» tecnologie agricole americane ad alto impiego di capitale, gli indispensabili fertilizzanti chimici Monsanto e DuPont e con l’arrivo degli OGM, gli assolutamente necessari anti-parassitari e diserbanti studiati apposti per quello specifico seme OGM.

Tutto brevettato, tutto costoso.

I contadini che per secoli avevano coltivato per l’autoconsumo e il mercato locale, poco importando e poco esportando, non avevano tanto denaro.

Ecco pronta la soluzione: lanciarsi nell’agricoltura «orientata ai mercati globali», produrre derrate non da consumo ma da vendita, cash-crop, raccolti per fare cassa.

Addio autosufficienza ed autoconsumo, addio chiusura alle importazioni superflue.

I contadini potevano vendere all’estero sì: sotto controllo di sei intermediari globali, colossi e titani come la Cargill , la Bunge Y Born, la Louis Dreyfus … La Banca Mondiale di McNamara, soccorrevole, forniva ai regimi sottosviluppati prestiti per creare canali d’irrigazione moderni e dighe; la Chase Manhattan Bank dei Rockefeller si offriva – visto che i contadini non producevano mai abbastanza da ripagare i debiti contratti per comprare pesticidi, OGM e sementi ibride brevettati – di indebitare i contadini in regime privatistico.

Ma questo ai grandi imprenditori agricoli con latifondi.

I piccoli contadini, per le sementi-miracolo e i diserbanti e i fertilizzanti scientifici, si dovettero indebitare «sul mercato», ossia con gli usurai.

I tassi d’interesse sequestrarono il raccolto-miracolo; a molti, divorarono anche la terra.

I contadini, accade in India specialmente, dovettero lavorare una terra non più loro, per pagare i debiti.

La stessa rivoluzione sta prendendo piede in Africa.

Chilometri di monoculture di cotone geneticamente modificato, sementi sterili da comprare ogni anno.

E il meglio deve ancora arrivare.

Dal 2007 la Monsanto, insieme al governo USA, ha brevettato su scala mondiale di sementi «Terminator», ossia che commettono suicidio dopo il raccolto: una scoperta che chiamano, senza scrupoli, «Genetic Use Restriction Technology», ossia volta a ridurre l’uso di sementi non brevettate.

La estensione di sementi geneticamente modificate – ossia di cloni con identico corredo genetico – è ovviamente un pericolo incombente per le bocche umane: una malattia distrugge tutti i cloni, ed è la carestia.

Occorre la biodiversità, di cui si sciacquano le labbra ecologisti e verdi radicali.

E qui si comincia ad intuire perché si sta costruendo l’Arca di Noè delle sementi alle Svalbard: quando arriva la catastrofe, le sementi naturali dovranno essere controllate dal gruppo dell’agribusiness, e da nessun altro.

Le banche di sementi, secondo la FAO, sono 1.400, già per la maggior parte negli Stati Uniti.

Le più grandi sono usate e possedute da Monsanto, Syngenta, Dow Chemical, DuPont, che ne ricavano i corredi genetici da modificare.

Perché hanno bisogno di un’altra arca di Noè agricola alle Svalbard, con tanto di porte corazzate e allarmi anti-intrusione, scavata nella roccia.

Le altre banche sono in Cina, Giappone, Corea del sud, Germania, Canada, evidentemente non tutte sotto il controllo diretto dei grandi gruppi.

La tecnologia «Terminator» può suggerire uno scenario complottista fantastico: una malattia prima sconosciuta che infetta le sementi naturali conservate nelle banche fuori-controllo USA, obbligando a ricorrere al caveau delle Svalbard, l’unico indenne.

E’ un pensiero che ci affrettiamo a scacciare: chi può osar diffamare benefattori dell’umanità affamata come Rockefeller, Monsanto, Bil Gates, Syngenta? Ma Engdahl ricorda le parole del professor Francis Boyle, lo scienziato che stilò la prima bozza delle legge americana contro il terrorismo biologico (Biological Weapons anti-Terrorism Act), approvata dal Congresso nel 1989.

Francis Boyle sostiene che «il Pentagono sta attrezzandosi per combattere e vincere la guerra biologica», e che Bush ha a questo scopo emanato due direttive nel 2002, adottate «senza conoscenza del pubblico».

Per Boyle, nel biennio 2002-2004, il governo USA ha già speso 14,5 miliardi di dollari per le ricerche sulla guerra biologica.

Il National Institute of Health (ente governativo) ha connesso 497 borse di studio per ricerche su germi infettivi con possibilità militari.

La bio-ingegneria è ovviamente lo strumento principale in queste ricerche.

Jonathan King, professore al MIT, ha accusato: «I programmi bio-terroristici crescenti rappresentano un pericolo per la nostra stessa popolazione; questi programmi sono invariabilmente definiti ‘difensivi’, ma nel campo dell’armamento biologico, difensivo e offensivo si identificano».

Altre possibilità sono nell’aria, e Engdahl ne ricorda alcune.

Nel 2001, una piccola ditta di ingegneria genetica californiana, la Epicyte , ha annunciato di aver approntato un mais geneticamente modificato contenente uno spermicida: i maschi che se ne nutrivano diventavano sterili.

Epicyte aveva creato questa semente miracolo con fondi del Dipartimento dell’Agricoltura USA (USDA), il ministero che condivide con Monsanto i brevetti del Terminator; ed a quel tempo, la ditta aveva in corso una joint-venture con DuPont e Syngenta.

Ancor prima, anni ‘90, l ‘Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, ossia l’ONU) lanciò una vasta campagna per vaccinare contro il tetano le donne delle Filippine, Messico e Nicaragua, fra i 15 e i 45 anni. Perché solo le donne? Forse che gli uomini, nei Paesi poveri, sono esenti da tetano, e non si feriscono mai con ferri sporchi e arrugginiti?   Se lo domandò il Comite pro Vida, l’organizzazione cattolica messicana ben conscia delle campagne anti-natalità condotte in Sudamerica dai Rockefeller.

Fece esaminare il vaccino fornito dall’OMS gratuitamente e generosamente alle donne di età fertile: e scoprì che esso conteneva gonadotropina corionica umana, un ormone naturale che, attivato dal germe attenuato del tetano contenuto nel vaccino, stimolava speciali anticorpi che rendevano incapaci le donne di portare a termine la gravidanza.

Di fatto, un abortivo.

Risultò che questo vaccino-miracolo era il risultato di 20 anni di ricerche finanziate dalla Rockefeller Foundation, dal Population Council (dei Rockefeller) , dalla CGIAR (Rockefeller), dal National Institute of Health (governo USA)… e anche la Norvegia aveva contribuito con 41 milioni di dollari al vaccino antitetanico-abortivo.

Guarda caso, lo stesso Stato che oggi partecipa all’Arca di Noè e che la sorveglierà nelle sue Svalbard.

Ciò fa tornare in mente ad Engdahl (non a noi) quella vecchia fissa dei Rockefeller per l’eugenetica del Reich: la linea di ricerca preferita era ciò che si chiamava «eugenetica negativa», e perseguiva l’estinzione sistematica delle razze indesiderate e dei loro corredi genetici.

Margaret Sanger, la femminista che fondò (coi soldi dei Rockefeller) il Planned Parenthood International, la ONG più impegnata nel diffondere gli anticoncezionali nel Terzo Mondo, aveva le idee chiare in proposito, quando lanciò un programma sociale nel 1939, chiamato «The Negro Project» (2).

Come scrisse in una lettera ad un amico fidato, il succo del progetto era questo: «Vogliamo eliminare la popolazione negra».

Ah pardon, scusate: non si dice «negro», si dice «nero», «afro-americano».

E’ questo che conta davvero, per i progressisti.